Le altre facce del carcere

Creare qualcosa dal nulla, piano piano, legare assieme tanti nodi e dare voce ad una rete di persone appassionate, informate, impegnate. Non sembra uno scenario possibile in quella che appare l’Italia del 2011. Eppure eccoci qui, a Eataly,  a guardarci in faccia soddisfatti di quel che vediamo e sentiamo.

Tra un aperitivo, un baccala in gelatina d’arancia, un risotto mantecato al fondo bruno, un filetto di maiale  e del latte fresco rivisitato Andrea Ribaldone, Davide Palluda, Flavio Ghigo, Gilberto De Maria, Roberto Campogrande hanno preso per la gola un centinaio di persone venute a sentire, a raccontare e a capire il carcere.

Banda Biscotti, Recuperiamoci!, Pausa Caffe, Valelapena, Antigone hanno spiegato i loro progetti, il loro percorso, le loro speranze. Esperti di comunicazione hanno avuto modo di vedere il potenziale ancora in parte inesplorato del mondo carcerario Piemontese. Direttori di carceri, politici, addetti ai lavori hanno potuto spiegare, discutere il carcere con i curiosi. Davide Dutto ha lasciato parlare le sue immagini e il frutto del suo progetto, mentre Marco, l’ex detenuto che sta cercando di ricostruirsi una vita, ha raccontato la sua storia, i suoi dubbi sul sistema carcerario e sulle incongruenze dell’integrazione.

Dalla frenesia dell’organizzazione alla soddisfazione di vedere tutti gli elementi che compongono oggi il mondo delle carceri piemontesi riuniti a tavola, ogni istante di questo evento è stato prezioso. E speriamo questo non sia che l’inizio di una collaborazione che porti il carcere ad essere uno spazio di formazione e correzione, non una “discarica sociale” come teme Marco.

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2 risposte a “Le altre facce del carcere

  1. Bello!
    Sareste davvero perfetti indossando i nostri grembiuli fatti in carcere nella casa circondariale maschile di Santa Maria Maggiore a Venezia:
    http://www.designingabbia.com
    Saluti,
    Raffaella

  2. Grazie Raffaella!
    E bello il vostro progetto! Sicuramente ne terremo conto per i prossimi eventi, più riusciamo ad unire ciò che di positivo si fa in carcere, più andiamo vicini al nostro obiettivo! 🙂
    Grazie,
    Giulia

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