Chi siamo

Sapori Reclusi è un’associazione che, partendo dal comune bisogno dell’uomo di nutrirsi, vuole riunire uomini e donne che vivono nascosti agli occhi dei più con il resto della società, basandosi sulla comune umanità, sui comuni bisogni, desideri, problemi. Sapori Reclusi è in cerca di storie di vite vissute ai margini, senza dover essere eccessive: storie vere e crude di persone che vivono la loro vita a tutto tondo, facendo scelte estreme che vengono vissute nell’intimità e nella quotidianità.

Il cibo è per Sapori Reclusi un pretesto per entrare laddove solitamente si trovano barriere fisiche o mentali, porte chiuse, ovvero nell’intimità delle persone, per ascoltarle e capirle al di là di stereotipi e preconcetti.

La comunicazione resta il vero obiettivo poiché, nonostante questo sia il secolo della tecnologia e della comunicazione, noi pensiamo che il vero scambio di parole, storie ed idee spesso venga a mancare. Comunicare vuol dire ascoltare e capire gli altri, ma talvolta i mezzi per farsi ascoltare non sono alla portata di tutti. Favorire questo processo è ciò che i membri di Sapori Reclusi si impegnano a fare, con modalità diverse, ma con il fine ultimo di mettere in contatto elementi altrimenti nascosti della società.

Attualmente stiamo seguendo il percorso battuto da Davide all’interno del mondo del cibo e delle carceri. Nel 2005, con la pubblicazione del libro di Davide Dutto e Michele Marziani “Il Gambero Nero, ricette dal carcere” inizia il percorso che ci porta a Sapori Reclusi. Il libro parla dei detenuti che cucinano nelle proprie celle, delle loro ricette e delle difficoltà quotidiane. Nel 2010, invece, abbiamo deciso di varcare il confine del “dentro e fuori” portando in carcere sette importanti nomi della cucina italiana (Alciati, Palluda, Ghigo, Ribaldone, Reina, Demaria e Campogrande) creando con detenuti e cuochi un laboratorio di foto-gastronomia che è diventato un importante momento di scambio e relazione.

E’ attualmente in allestimento la mostra fotografica del percorso fatto all’interno delle carceri piemontesi e sarà a disposizione per esibizioni in Italia e all’estero, mentre è intento della casa editrice Cibele pubblicare un libro. L’idea è di continuare a portare fuori, nel mondo di tutti i giorni, l’esperienza fatta “tra le sbarre”. Storie di uomini, storie con diversi gusti e odori espresse con scatti fotografici e ricette multietniche

Altri ancora sono i progetti in via di sviluppo, ad esempio “il cibo dei pescatori”, un viaggio con i pescatori di tonni del Mediterraneo alla scoperta di problematiche sociali e politiche che animano il Mare Nostrum e “le cucine nascoste”, dove partendo dai fornelli di vari conventi, monasteri e cucine di eremiti si raccontano scelte di vita e di religiosità estreme attraverso il punto di vista della persona e non del religioso…in questo caso vale il detto “l’abito non fa il monaco, ma il fornello si”

Per ulteriori informazioni contattare

associazione@saporireclusi.org

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