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TANTI AUGURI TESORO MIO

“Tanti auguri tesoro…”

Davvero Carmelo lascia trasparire tutti i sentimenti, l’emozioni, la sofferenza di questi anni bui. Lontano nel tempo e lontano dalla famiglia, ma estremamente vicini allo stesso tempo.
Allora ci uniamo tutti per fare un grande abbraccio e gli auguri al figlio di 16 anni, ma soprattutto gli auguri per i prossimi che verranno di rinascita di Carmelo.
Ciao Carmelo e Figlio 🙂 un abbraccio

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PRIGIONE L’ARTE DI PUNIRE di Giuseppe Gremo e Carmelo LaRosa

Da dove viene questa strana pratica, la pretesa di rinchiudere per correggere.

Tra il XVI e il XIX secolo l’unanime protesta da parte di uomini di legge, parlamentari, legislatori e teorici di diritto oltre ovviamente al popolo, fa si che sia abbandonata la pratica del supplizzio.

Le pene devono essere moderate e proporzionate ai delitti e che la pena di morte non sia pronunciata che contro i colpevoli di assassinio e questo il nuovo pensiero di intendere la pena promulgato in gran parte dell’Europa in quel periodo.

E’ nel XVII secolo che si strutturano i primi istituti penali. La prigione è  luogo di tutto un insieme di procedure per controllare, misurare, addestrare gli individui per renderli docili e utili nello stesso tempo.

Tutto il sistema per assoggettare i corpi per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, ma il vero motore di questo sistema è il voler creare una società disciplinare, da cui nel bene e nel male dipendiamo ancora oggi.

La prigione, quale funzione di discipline e di sorveglianze, ciò non vuol dire che non può essere modificata, migliorata, nè che è una volta per tutte, indispensabile a un tipo di società come la nostra.

Siamo ora molto lontani dal paese dei supplizi, disseminato di ruote, di patiboli, di forche, di pali; ma siamo anche lontani dall’esatta applicazione dell’articolo 27 della Costituzione Italiana “la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”.

Una soluzione per un miglioramento dell’attuale situazione carceraria italiana potrebbe essere quella di non aver paura di introdurre i cittadini nelle comunità di colpevoli e di concedergli di ritornare gradualmente nella comunità umana, con obblighi non venatori, ma educativi e costruttivi.

Tutta la comunità dovrebbe partecipare a questo lavoro di bonifica incominciando a recuperare certi valori indispensabili per prevenire e arginare la delinquenza, perchè non tutti i cattivi hanno avuto la capacità di scegliere da che parte stare.

Dostoevskij scriveva: il livello di civiltà di un paese si misura osservando le condizioni delle sue carceri.

Meditate gente meditate…..

 

 

Giuseppe Gremo e Carmelo LaRosa

MILLE DIFFERENZE STESSA DIGNITA’ di Giuseppe Gremo e Carmelo LaRosa

Affermare che tutti gli uomini hanno pari dignità, nonostante le singole differenze, a prima vista sembra un’ovvietà, ma chi vive una condizione di minoranza, come il detenuto o lo straniero, spesso è costretto a sperimentare sulla propria pelle quanto questo principio sacrosanto non sempre venga rispettato nella realtà. Eppure la cultura occidentale riconosce l’uguaglianza degli uomini almeno a partire dalla Rivoluzione Francese, con la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789. Con la caduta dell’ancien régime, infatti, nessun uomo può arrogarsi la pretesa di una superiorità innata di fronte ai suoi simili, a differenza di quanto accadeva con le monarchie assolute.

Il testo della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino in più di due secoli di Storia ha ispirato molte Costituzioni e quello stesso principio di uguaglianza è ancora oggi riconoscibile nella Costituzione della Repubblica Italiana, in vigore dal 1948. La prima parte dell’articolo 3, infatti, recita così: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Ovviamente lo stesso principio di uguaglianza è alla base della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani redatta dalle Nazioni Unite e firmata nel 1948.

Nonostante le importanti conquiste, almeno a livello teorico che si sono avute a partire dalla Rivoluzione Francese, i soprusi dell’uomo sull’uomo non sono mai terminati. La schiavitù, diventata illegale negli Stati Uniti dopo la guerra di Secessione nel XIX secolo, di fatto è rimasta viva e vegeta durante gli anni del Colonialismo e c’è da dubitare che oggi sia definitivamente morta. Infatti lo sfruttamento estremo dei lavoratori nei paesi del Terzo Mondo è una realtà dura a morire per chiari motivi economici e non è poi così distante dallo schiavismo. D’altra parte anche nelle strade della nostra civile Italia la schiavitù continua a perpetrarsi ogni giorno: si pensi a tutte le donne, spesso minorenni, che dall’Africa o dall’Est vengono portate con l’inganno nel nostro paese e costrette a prostituirsi con i metodi più brutali. Questa nuova schiavitù non dovrebbe essere tollerata in un’Europa che si professa democratica e rispettosa dei diritti umani.

Che negli ultimi secoli l’umanità abbia fatto passi in avanti sul terreno del rispetto della dignità degli uomini è innegabile, tuttavia è sotto gli occhi di tutti l’intolleranza nei confronti dei diversi. Il razzismo è una piaga che ha flagellato l’Europa nel Novecento producendo l’orrore dell’olocausto, eppure sembra che siamo incapaci di imparare dalla storia: giudicare le persone esclusivamente sulla base dell’appartenenza etnica o religiosa senza cercare neanche di conoscerle è un atteggiamento infantile e pericoloso, che rischia di trasformarsi da un momento all’altro in furia violenta. Non bisogna fare finta che le differenze non esistano, ma bisogna conoscerle, rispettarle e viverle il più possibile come una ricchezza. Quando la diversità dei comportamenti crea situazioni di conflittualità che non si possono risolvere con il dialogo, dobbiamo avere chiaro che la violenza è sempre la strada sbagliata da percorrere. Per consentire la convivenza civile tra persone molto diverse e per evitare il ricorso alla violenza l’umanità si è data un importante strumento: le leggi.

Eppure bisogna ammettere che nella storia anche queste spesso sono state utilizzate per opprimere i diversi, basti pensare alle leggi naziste o alle leggi raziali dell’Italia fascista, ma quando invece esse hanno come scopo la convivenza armonica tra le varie componenti di una società, come quelle della nostra Costituzione, devono essere una guida per le nostre condotte. senza il rispetto delle leggi non c’è convivenza civile e quindi non c’è rispetto delle dignità di tutti gli uomini.

Tuttavia osservare le leggi di uno Stato è una condizione necessaria ma non sufficiente per rispettare fino in fondo la dignità di tutti gli uomini al di là delle differenze. Infatti per giungere a ciò ci vuole una particolare disposizione d’animo: bisogna imparare a fare in modo che la paura del diverso non si traduca in un atteggiamento di chiusura e ostilità nei confronti degli altri, ma che venga riconosciuta come un limite che si deve cercare di superare attraverso il dialogo e la conoscenza. Si tratta di un’esperienza che tutti dovremmo fare nella vita quotidiana, perchè tutti siamo potenzialmente consapevoli e vittime di intolleranza. Quando un detenuto finisce di scontare la sua pena e deve rientrare nel mondo, sa che farà fatica a farsi accettare dalla società, che spesso verrà discriminato, tuttavia queste sono difficoltà che si possono superare mostrando con buona volontà di avere imparato dai propri errori.

 

Giuseppe Gremo e Carmelo LaRosa

GREMO CI SCRIVE DAL CARCERE DI CHIAVARI

PENULTIMO TESTIMONE SULL’ENTERPRISE, UN CERTO SIGNOR ROSSI :-)

Eccoci qui quasi alla fine del nostro viaggio. Giovanni Rossi di Schio ci è venuto a trovare con tre ricette di grande personalità e bontà. Cappello rosso, barba con ciuffi bianchi, sorriso e pronto ad ascoltare le nostre ricette di vita non ben riuscite. Grazie della tua compagnia e del tuo sapore. Ora viaggeremo ancora tra le galassie lontane e presto rientreremo nella zona d’ombra, ma siamo carichi dei vostri commenti e contatti, incontri e parole, per proseguire con animo un po’ più sereno.  Il nostro lungo viaggio spesso non è così gioviale come si potrebbe dedurre dalle foto di questi mesi, spesso è fatto di solitudine, abbandono, a volte è terribile l’inesorabile staticità del tempo, ma quando usciremo saremo più vecchi comunque. Tanti sono i problemi che dobbiamo affrontare, personali e collettivi. La società tutta deve affrontare periodi difficili, noi siamo pronti ad andare avanti, siamo abituati alla sofferenza. Non ci tireremo indietro una volta usciti fuori da questo percorso di cambiamento. Comunque non finisce qui 🙂 almeno non oggi, ci sentiamo ancora la prossima settimana, stiamo organizzando una mega cena per settembre dove chiunque potrà venirci a trovare per condividere un pasto e il sapore di questa vita estrema, ai confini della società. Grazie davvero a Giovanni grande persona e ormai amico, ti aspettiamo (tanto di qui non ce ne andremo presto…) per condividere ancora del cibo e delle storie di vita, un abbraccio l’equipaggio.

Carbonara di mare

Ingredienti per 4 persone:

350 g di spaghetti o linguine (ruvidi, trafilati a bronzo se possibile)

mezzo polipo o un piccolo polipo intero

16 gamberi con testa e carapace

16 cozze

1e 1/2 bicchieri di vino bianco + 1 turacciolo di sughero

1 bicchierino di Brandy

4 uova

150 g di Grana Padano giovane

1 spicchio d’aglio

olio extravergine di oliva

pepe nero in grani da macinare

sale

Procedimento:

Portate ad ebollizione abbondante acqua salata leggermente, aggiungete il vino bianco ed il turacciolo (secondo un’antica credenza di pescatori serve a mantenere la carne del polipo più morbida, io lo uso sempre, non si sa mai…)quindi cuocetevi il polipo per almeno 45’ od il tempo necessario a renderlo ben tenero, scolatelo molto bene e riducetelo in piccoli pezzi.

Nel frattempo pulite le cozze; fate soffriggere dolcemente lo spicchio d’aglio in camicia (con la sua pelle)schiacciato semplicemente in una padella con olio quindi eliminatelo e ponetevi le cozze cuocendole a fuoco vivo finchè non saranno aperte (2’ circa), sfumate con il vino bianco e spegnete il fuoco. Sgusciate le cozze, riducetele in piccoli pezzi e conservatele da parte assieme al fondo di cottura.

Private della testa e del carapace i gamberi, sminuzzateli e teneteli da parte. Fate scaldare bene dell’olio in un piccolo tegameponetevi le teste ed i carapaci e fateli dorare a lungo quindi spruzzateli con il brandy, fate sfumare, aggiungete acqua fino a coprirli e fate ridurre il liquido quasi della metà schiacciando bene le carcasse con un cucchiaio per farne fuoriuscire tutti i succhi, filtrate e tenete da parte.

In una padella capiente scaldate un poco d’olio e fatevi dorare i pezzetti di polipo e di gambero, unite le cozze ed i due fondi di cottura, regolate di sale, mescolate e spegnete il fuoco.

Nel frattempo avrete portato ad ebollizione abbondante acqua salata nella quale cuocerete la pasta, grattuggiato finemente il grana e separato i tuorli d’uovo dagli albumi (che conserverete per altre preparazioni) mescolandoli in una scodella sufficientemente grande per contenere la pasta.

Scolate quindi la pasta ben al dente, fatela saltare in padella per 1’ aggiungendo il grana grattuggiato e una generosa macinata di pepe nero, mescolate bene e versate il tutto nella ciotola con le uova fuori dal fuoco.

Mescolate bene facendo legare il sugo e servite.

CHAPATI ALLA CREMA DI ARACHIDI (ricetta dell’india)

“Nella vita perdere è più necessario che acquistare, bisogna vivere senza stancarsi, guardando avanti”

ingredienti:

250gr di farina integrale di frumento

100ml acqua

un po di farina per spolverare

un cucchiaio d’olio

ingredienti per crema di arachidi:

3 cucchiai di burro di arachidi

2 cucchiai di yogurt naturale

1 cucchiaio di arachidi tritate grossolanamente

2 cucchiai di salsa di soia

Preparate i chapatiimpastando la farina con l’acqua e l’olio formando un impasto elastico. Dividete in 8 palline, spianatele con un po di farina e ricavatene dischi sottili e tondi che cuocerete su entrambi i lati in una padella caldissima senza olio.

Nel frattempo mescolate il burro di arachidi con lo yogurt, le arachidi, la salsa di soia e insaporite con sale e pepe.

Spalmate la crema ottenuta sui chapati e servite!

DUE RICETTE INTERNAZIONALI PER ILIA DA PARTE DI SAID

MAROCCO. COUS COUS MAROCCHINO

ingredienti per 4 persone

250gr di cous cous

500gr carne di vitello tagliata a bocconcini

mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva

100gr di burro

300gr di cavolfiore

2 pomodori

1 peperone rosso

2 carote

1/2 litro di brodo vegetale

250gr di ceci

1 bustina zafferano

sale e pepe qb

In una casseruola scaldate l’olio e fate appassire la cipolla. Aggiungete la carne insieme allo zafferano e condite con sale e pepe. Continuate la cottura per 30 minuti aggiungendo le verdure e dell’acqua se necessario. Nel frattempo versate in una ciotola il cous-cous amalgamandolo con l’olio. Portate ad ebollizione in una pentola il brodo vegetale, versate il cous-cous mescolando delicatamente, spegnete il fuoco, coprite e fate riposare per 2 minuti, aggiungete il burro e cuocete a fuoco lento per 3 minuti rigirando il cous cous con una forchetta. Togliete dal fuoco. Coprite la pentola e lasciatela raffreddare per 8 minuti. Servite il cous cous in un piatto da portata mettendo al centro la carne.

SPAGNA. COSTOLETTE DI  MAIALE ALLA MADRILENA

ingredienti per 4 persone

4 costolette di maiale da circa 150gr

aglio

prezzemolo

cipolla

1 cucchiaio di paprika

5 cucchiai di olio

pepe macinato

sale qb

Realizzate un trito con l’aglio, il prezzemolo e la cipolla. Aggiungete la paprika, un poco di sale, il pepe, e mescolate bene con olio fino ad ottenere un composto piuttosto denso. Salate le costolette. Passatele nel composto e allineatele su una placca da forno precedentemente unta d’olio, quindi infornate fino a cottura ultimata.

PER LA FESTA DELLA MAMMA!!! IN RITARDO…

“Se la prima regola dell’amicizia è quella di coltivarla, la seconda è quella di essere indulgenti quando la prima è stata infranta”

LINGUINE DI GRANO SARACENO ALLA ZUCCA

ingredienti:

360gr di linguine integrali di grano saraceno

400gr di zucca

1 tazza 250ml di brodo vegetale

2 scalogni

1 spicchio d’aglio

1 ciuffo di basilico

2 cucchiani di curcuma

1 cucchiaino di zenzero in polvere

olió extra di oliva

sale marino integrale

Sbucciate e grattugiate la zucca, tritate gli scalogni con l’aglio e rosolarli in padella con l’olio e la curcuma. Unire la zucca, bagnare con il brodo, salare e fare cuocere a fuoco moderato per 15 minuti.

Mettere a lessare le linguine. Quando la zucca è cotta, unire il basilico tritato. Scolare le linguine al dente, saltare in padella con sugo di zucca, cospargere con zenzero e servire.

La ricetta della salute…..

ZITTI ARRIVA TIZIANA.

 

Dal diario di bordo dell’Enterprise, continua il viaggio tra i sapori. L’appuntamento di questa settimana è con Rosa Tiziana Bruno, scrittrice di fiabe. Un incontro che dà vita ad uno scambio di ricette e racconti.

Rosa Tiziana ci porta due storie: una che ha il sapore della sua terra, ovvero la ricetta della Ciambotta, e un libro scritto da lei che parla di pasticcini e dolcezza.

Noi le diamo il benvenuto con una profumatissima Paella!

Ma che c’entrano le fiabe tra noi?

Forse le fiabe sono un po’ come la Paella, mescolano gli ingredienti della vita per dargli un senso. In una cella convivono dolore e pentimento, abbandono e brutalità, odio e prostrazione, bisogno di umanità e desiderio di rinascere.

Forse le fiabe aiutano a crescere dentro, e questo è importante per chi è stato costretto a crescere troppo in fretta o addirittura a non crescere proprio.

Forse proprio qui le fiabe hanno più senso che altrove, perché accendono la speranza, che la vita sembra negarci. Perché mostrano una via d’uscita dal buio del cuore.

Senza la speranza è impossibile trovare la forza di affrontare il dolore.

Quando la sera pensi che la vita è troppo difficile e tu non puoi cambiarla in meglio, la fiaba viene a ricordarti che invece puoi farcela. Riesce a farti immaginare un lieto fine.

L’immaginazione è parente del sogno e il sogno serve per trovare soluzioni, perfino quando sembrano non esserci.

E se nella mente entrano mostri e draghi sputafuoco, la fantasia è l’arma più adatta per combatterli.

Tra noi ci sono molti genitori e non hanno nessuna voglia di dimenticare il proprio ruolo!

Una fiaba, allora, diventa un dono per sé e per i propri bambini, prezioso.

Noi siamo anche quello che leggiamo, oltre a ciò che mangiamo.

Al termine dell’appuntamento culinario abbiamo trascorso qualche momento nella redazione di “Food & Photo in the bottle” di Sapori Reclusi, sempre nell’istituto. Ed è qui che la nostra ospite ha vissuto con noi un assaggio della nostra quotidianità.

Ma è stato anche il momento in cui noi abbiamo conosciuto qualcosa della sua quotidianità, della sua vita, chiacchierando con lei e leggendo insieme il suo libro “La pasticceria Zitti”.

Grazie Rosa Tizana, per averci ricordato l’immenso potere consolatorio e incoraggiante delle fiabe.

Ricetta:

CIAMBOTTA DEL CILENTO

Ingredienti per 4

2 peperoni migliori giallo, rossi

3 melanzane

4 patate

5 pomodorini pachino

2 foglie di basilico

Olio evo q.b.

sale q.b.

Lavare le melanzane e tagliarle a cubetti di media grandezza.

Lavare per bene i peperoni e tagliarli a strisce non troppo sottili.

In una padella antiaderente aggiungere l’olio e riscaldare per pochi secondi.

Cuocere i peperoni per circa 5 minuti girandoli frequentemente a cottura quasi completata riporli in una pentola.

Lavare le melanzane in acqua corrente per pochi secondi e avvolgerle in un panno asciutto, riscaldare l’olio in cui sono stati fritti i peperoni e cuocervi le melanzane a cottura ultimata versarle nella pentola in cui avete già messo i peperoni.

Tagliare le patate a cubetti e friggerle avendo cura di girarle frequentemente a cottura ultimata versare le patate nella pentola insieme alle melanzane e ai peperoni .

Lavare il basilico e i pomodorini pachino,tagliarli a spicchi e spezzettare con le mani.

Condire le melanzane, i peperoni e le patate con i pomodorini ed il basilico.

Lasciar cuocere il tutto per otto-dieci minuti avendo cura di girare delicatamente il composto con un cucchiaio di legno.

Servire tiepido, ottimo anche freddo.

CIAO GIUSEPPE BUONA FORTUNA E A RIVEDERCI PRESTO FUORI.

Ciao Giuseppe, tutti abbiamo subito patito la tua mancanza, non solo perché ci hai aiutato in questi tempi bui a scrivere e a far valere i nostri diritti, ma soprattutto perché sei stato un amico vero e sincero. Nel corso, ma anche nei momenti quotidiani passati qui dentro ci hai tenuto compagnia e fatto capire molte cose. Siamo quindi molto contenti per te e per il tuo avvicinamento a casa. Quindi ora continuiamo il proprio percorso di reinserimento al mondo “libero” più ricchi e coscienti perché abbiamo capito meglio la necessità del cambiamento, anche grazie alla tua preziosa amicizia.
Un saluto in questo video fatto a modo nostro senza troppe parole e senza troppi “ciak”, ti vogliamo bene ciao da tutto l’equipaggio.