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LE CENE DI SAPORI RECLUSI

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SAPORI RECLUSI GIRA L’ITALIA!

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Direttamente da Vittoria, in Sicilia, la mostra fotografica “Dal Gambero Nero a Sapori Reclusi” apre oggi a Roma, ospite del congresso di Magistratura Democratica.

Ancora una volta, il cibo si fa linguaggio universale, pretesto ideale per raccontare storie a volte difficili e complesse: una chiave di lettura in grado di aprire le porte di un carcere e mostrarne il lato umano.

“Cucinare permette di restare in contatto con le proprie radici, garantisce all’uomo di mantenere vivi i ricordi, la speranza, la dignità”.

 

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CENA A TORINO DI SAPORI RECLUSI IL 2 DICEMBRE

Stiamo programmando la cena di Sapori Reclusi a Torino alla cucina e bottega Papille http://www.torinobygnam.it/le-papille.
Anticipo alcuni nomi Ugo Alciati Fresco Piada Sepertino formaggi… presto tutte le informazioni sulla cene del 2 dicembre. 🙂

 

 

 

 

 

 

MERENDA SINOIRA DIETRO LE SBARRE CON MAURILIO GAROLA

ATTENZIONE ATTENZIONE NON SOLO A PASQUETTA SI FANNO I PICNIC E NON SOLO NEI PRATI LIBERI!!!
Lo sappiamo che molti ora sono su una bellissima spiaggia, ma al ritorno possiamo trovarci tutti in galera!! Così tanto per riabituarci alla fine delle ferie 🙂 e al lavoro che ci attende e detiene. Faremo una bella merenda sinoira nel giardino del carcere di Alba con Maurilio del ristorante “La Ciau del Tornavento”. Lo scopo è doppio: primo con il ricavato i detenuti potranno comprare uno smielatore e produrre il famoso miele e secondo possiamo fare un esperienza importante incontrando le persone detenute che in qualche modo cercano di riinserirsi nella società. Attraverso la condivisione del cibo si parla meglio, si è in qualche modo più sinceri e non solo per il bicchiere di vino :-). Siamo tutti coinvolti in un modo o nell’altro alle rinascite del nostro prossimo, chi non ha mai subito o fatto anche solo un piccolo furto scagli la prima pietra :-). Quindi seguiranno qui tutte le informazioni su questo evento. A presto allora in galera.

ANCORA UN PO’ DI SIMON E TANTI AUGURI AL SUO FIGLIO.

CHI MANGIA A COLORI VIVE 100 ANNI

Pomodori (rosso), cavoli e broccoli (verde), curry (giallo): ecco tutti i cibi che fanno invecchiare sereni.

Per il pieno benessere attuale e futuro della persona non è soltanto importante assumere d’abitudine certi alimenti, ma anche evitare quelli nocivi e fare attenzione a compiere le scelte migliori. Per esempio quella di garantirsi che nei singoli pasti ci siano i giusti equilibri fra i macronutrienti (proteine, carboidrati e grassi). E’ indubbio comunque che alcuni cibi aiutino ad allungare la vita e a evitare le peggiori malattie.

Il pesce ( quello selvatico, non quello d’ allevamento) è probabilmente al primo posto di una classifica ideale, anche per via dell’apporto degli acidi grassi omega3. L’olio extravergine d’oliva segue a ruota, grazie al contenuto di sostanze vitaminiche, antinfiammatorie e antiossidanti.

Ultimissime per stare bene sono anche le verdure (tranne le patate). Le migliori di tutte, oltre ai pomodori, sono il cavolo, il cavolfiore, i cavolini di bruxelles e gli altri ortaggi della stessa famiglia, quella delle crucifere. Fra i vari tipi di frutta vanno bene tutti quelli colorati, ma non c’è nulla di altrettanto efficace come quelli di bosco, compreso il maqui (una specie di grosso mirtillo del Cile). Fra le abitudini che gli italiani hanno acquisito piuttosto di recente ci sono il thè verde (che rispetto a quello nero contiene le catechine), e il curry, grazie soprattutto alla curcumina, un pigmento giallo-arancione, entrambi rientrano in una dieta ideale.

PESCE: quello selvatico va senza dubio preferito, soprattutto il salmone, il merluzzo e il pesce azzurro.

OLIO D’OLIVA: quello extravergine apporta polifenoli con una potente attività antiossidante e antinfiammatoria.

VERDURA: tutte le verdure hanno vari pregi, specie i pomodori, i cavoli, i cavolfiori, la verza e i cavolini.

FRUTTI DI BOSCO: molto salutari lo sono tutti, fra cui  secondo recenti ricerche, il maqui del Cile.

THE’ VERDE: contiene una molecola (l’epigallo catechin gallato) che è molto efficace ed è assente nel thè nero.

CURRY: contiene la curcumina, capace di combattere i radicali liberi, le infiammazioni e i tumori.

RISPOSTA AL COMMENTO DELLA DOTTORESSA IVANA

Commento:

Spesso mi capita, in virtù o in peccato del lavoro che faccio di sentire commenti sdegnosi di persone che vedono la carcerazione come una sorta di vacanza a spese dello stato. La mia esperienza di quasi 14 anni di “pre-sofferto” (vorrà forse dire soffrire prima?), mi hanno messo di fronte ad una realtà che è, allo stesso tempo, di grande sofferenza ma anche di profonda umanità.Quando penso alla privazione della libertà, anche quando giustificata da una pena commisurata ad un reatocommesso inevitabilemnete mi tornano in mente le parole di Primo Levi … SI IMMAGINI ORA UN UOMO, A CUI, INSIEME CON LE PERSONE AMATE, VENGANO TOLTI LA SUA CASA, LE SUE ABITUDINI, I SUOI ABITI, TUTTO INFINE, LETTERALMENTE TUTTO QUANTO POSSIEDE: SARA’ UN UOMO VUOTO, RIDOTTO A SOFFERENZA E BISOGNO, DIMENTICO DI DIGNITA’ E DISCERNIMENTO, POICHE’ ACCADE FACILMENTE A CHI HA PERSO TUTTO, DI PERDERE SE STESSO.

Dott.ssa Ivana Scotti Tutela Salute in Carcere

 Risposta:

Innanzitutto un grazie da tutto l’equipaggio di saporireclusi. La sua e-mail piena di importanti parole e umanità, ci ha riempito il cuore di sincera emozione . Affermare che tutti gli uomini hanno pari dignità, nonostante le singole differenza a prima vista sembra ovvietà, ma chi vive una condizione di minoranza come noi detenuti è costretto a sperimentare sulla propria pelle quanto questo principio sacrosanto non sempre venga rispettato nella realtà. Tuttavia osservare le leggi di uno Stato è una condizione necessaria ma non sufficiente per rispettare fino in fondo la dignità di tutti gli uomini al di la delle differenze. Infatti per giungere a ciò ci vuole una particolare disposizione d’animo: bisogna imparare a fare in modo che la paura del diverso non si traduca in un atteggiamento di chiusura e ostilità nei confronti degli altri, ma che venga riconosciuta come un limite che si deve cercare di superare attraverso il dialogo e la conoscenza Si tratta di un’esperienza che tutti dovremmo fare nella vita quotidiana, perché titti siamo potenzialmente colpevoli e vittime di intolleranza. Grazie a persone come Lei, ricche di professionalità e umanità che  questo  mondo potrà essere migliore per chi vive il dramma del carcere e non solo…..

G.Gremo   C. La Rosa

LA TERZA VITTIMA

E’ noto a tutti che chi ha un figlio, un marito, una moglie, un padre o una madre in carcere, vive una difficile condizione.

Anche la famiglia, allora, subisce la stessa pena del detenuto?

La famiglia non ha commesso reati, non è reclusa, ma il luogo dove vive è simile ad una prigione, che soffoca oltremisura e rende impossibile una quieta esistenza. Anch’essa è una vittima, la terza.

Non possiamo conoscere esattamente quali siano le difficoltà, i disagi e senso di vuoto che circondano la vita dei famigliari di un detenuto, ma li possiamo immaginare come figli, coniugi, padri o madri cui, un giorno, è stata strappata una parte di sé.

La loro pena non può essere alleviata da colloqui settimanali o regolari telefonate, perché l’affetto controllato e a distanza, non basta a colmare la mancanza fisica e il vuoto lasciato in famiglia.

I disagi e le difficoltà possono variare secondo il familiare che si trova in carcere. Non si può naturalmente stabilire una graduatoria di gravità, perché ciascuna forma di sentimento è espressione, anche materialmente, di diversi bisogni e necessità.

Una cosa in comune, però esiste.

Esiste il disagio nei confronti dei vicini di casa, degli amici, dei compagni di scuola, dei colleghi di lavoro ai quali, molto spesso, ci si sente in obbligo di dare spiegazioni, di cercare giustificazioni di fronte a condanne senza repliche.

Questa condizione dipende, generalmente, da due varianti: la prima si riferisce a persone di cui si è circondati, poco disponibili ,che chiudono le porte ad ogni dialogo, ritenendo i famigliari responsabili, oppure a persone pronte ad offrire aiuto materiale e supporto morale. La seconda variante dipende invece dal luogo in cui si abita, per esempio una piccola comunità di quartiere o paese dove tutti si conoscono, oppure una grande città,dove anche l’inquilino dirimpettaio ignora chi vive accanto.

Il punto cruciale della questione,comunque, è che una persona che commette un reato ne risponde in prima persona,ma la sua condotta influisce e si rovescia sulle spalle della famiglia, la quale deve sostenere un doppio sforzo: auto confortarsi e,nello stesso tempo, dare solidarietà e appoggio al familiare detenuto. Lo sappiamo tutti che avere un sostegno in carcere è una fortuna. Ma a quale prezzo?

Ci sono famiglie alle quali, innocenti o inconsapevoli, sono tolti beni per sequestro o per giusto risarcimento, vittime di una loro parte spregiudicata. Ci sono famiglie cui, la consapevolezza di una vita sul confine tra lecito o illecito, ha roso l’anima, vittime di una morte annunciata. Ci sono famiglie il cui nome ha perso importanza, perché ormai catalogato con un numero, quello di matricola. Ci sono famiglie che fanno salti mortali per rispondere alle nostre richieste e si crucciano se non riescono a soddisfarle. Pensiamo a quel padre che rappresentava l’unica risorsa materiale della famiglia che in seguito alla detenzione è venuta meno. Pensiamo a quel figlio che rappresentava una speranza per i genitori, forse l’ultima, sognata dopo anni di sacrificio,ma bruscamente riportata alla realtà. Pensiamo a quei genitori, magari anziani, che fanno viaggi di chilometri per raggiungere un carcere lontano,soltanto per un bacio, due parole e un abbraccio. Pensiamo a quei bambini obbligati a vivere in carcere con le loro madri:nessun bambino vi dovrebbe rimanere. Pensiamo a quei figli che crescono senza una figura paterna o materna e che, nonostante i continui contatti, ne sentono la mancanza. Ma sarà tutta colpa della società? No,non sempre. La terza vittima paga per noi e,nonostante tutto, è la nostra colonna portante, la nostra ìcoperta di Linusî, la nostra voglia di ricominciare, tutto il nostro mondo e per lei, che continua ad amarci, la vita.

CUCINA, CARCERE, CONCORSI TRA FUMI E PENSIERI IN EQUILIBRIO.

CUCINA, CARCERE, CONCORSI TRA FUMI E PENSIERI IN EQUILIBRIO. QUI

RIENTRO IN GALERA PER TRATTORIA ROMA & C.

 

Un’anticipazione della giornata di ieri con la trattoria Roma e Federico.

Un grande grazie a tutti e tre non solo per l’abbondanza dei cibi cucinati, ma soprattutto per la capacità di capire che non siamo solo dei criminale e che come tutti quelli che sbagliano abbiamo bisogno di una mano per poter cambiare.

L’equipaggio tutto vi saluta.