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PRIGIONE L’ARTE DI PUNIRE di Giuseppe Gremo e Carmelo LaRosa

Da dove viene questa strana pratica, la pretesa di rinchiudere per correggere.

Tra il XVI e il XIX secolo l’unanime protesta da parte di uomini di legge, parlamentari, legislatori e teorici di diritto oltre ovviamente al popolo, fa si che sia abbandonata la pratica del supplizzio.

Le pene devono essere moderate e proporzionate ai delitti e che la pena di morte non sia pronunciata che contro i colpevoli di assassinio e questo il nuovo pensiero di intendere la pena promulgato in gran parte dell’Europa in quel periodo.

E’ nel XVII secolo che si strutturano i primi istituti penali. La prigione è  luogo di tutto un insieme di procedure per controllare, misurare, addestrare gli individui per renderli docili e utili nello stesso tempo.

Tutto il sistema per assoggettare i corpi per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, ma il vero motore di questo sistema è il voler creare una società disciplinare, da cui nel bene e nel male dipendiamo ancora oggi.

La prigione, quale funzione di discipline e di sorveglianze, ciò non vuol dire che non può essere modificata, migliorata, nè che è una volta per tutte, indispensabile a un tipo di società come la nostra.

Siamo ora molto lontani dal paese dei supplizi, disseminato di ruote, di patiboli, di forche, di pali; ma siamo anche lontani dall’esatta applicazione dell’articolo 27 della Costituzione Italiana “la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”.

Una soluzione per un miglioramento dell’attuale situazione carceraria italiana potrebbe essere quella di non aver paura di introdurre i cittadini nelle comunità di colpevoli e di concedergli di ritornare gradualmente nella comunità umana, con obblighi non venatori, ma educativi e costruttivi.

Tutta la comunità dovrebbe partecipare a questo lavoro di bonifica incominciando a recuperare certi valori indispensabili per prevenire e arginare la delinquenza, perchè non tutti i cattivi hanno avuto la capacità di scegliere da che parte stare.

Dostoevskij scriveva: il livello di civiltà di un paese si misura osservando le condizioni delle sue carceri.

Meditate gente meditate…..

 

 

Giuseppe Gremo e Carmelo LaRosa

TORTA CILIEGIE E MANDORLE PER IL COMPLEANNO DI METTHEW

per 12 tortine

ingredienti:

500gr ciliegie

150gr farina

150gr zucchero

150gr farina di mandorle

120gr burro

3 uova

3 cucchiai di rum

1 cucchiaio scarso di lievito x dolci

un pizzico di sale

Per la tortiera 1 noce di burro + zucchero di canna

Lavare e snocciolare le ciliegie. Lavorare il burro morbido con lo zucchero, aggiungere la farina di mandorle e poi le uova (a temperatura ambiente) incorporandole una ad una. Aggiungere infine la farina setacciata con il lievito, il sale e il liquore.

Versare questo composto in degli stampini per muffin (o in una tortiera di 21 cm) imburrati e cosparsi con lo zucchero di canna.

Aggiungere, premendo un po, le ciliegie sulla superficie e infornare il tutto a 180° per circa 20 minuti (45 minuti per la torta grande). Lasciare intiepidire su una griglia e servire con thè freddo.

Auguri!!!!!!

Simon

LA TERZA VITTIMA

E’ noto a tutti che chi ha un figlio, un marito, una moglie, un padre o una madre in carcere, vive una difficile condizione.

Anche la famiglia, allora, subisce la stessa pena del detenuto?

La famiglia non ha commesso reati, non è reclusa, ma il luogo dove vive è simile ad una prigione, che soffoca oltremisura e rende impossibile una quieta esistenza. Anch’essa è una vittima, la terza.

Non possiamo conoscere esattamente quali siano le difficoltà, i disagi e senso di vuoto che circondano la vita dei famigliari di un detenuto, ma li possiamo immaginare come figli, coniugi, padri o madri cui, un giorno, è stata strappata una parte di sé.

La loro pena non può essere alleviata da colloqui settimanali o regolari telefonate, perché l’affetto controllato e a distanza, non basta a colmare la mancanza fisica e il vuoto lasciato in famiglia.

I disagi e le difficoltà possono variare secondo il familiare che si trova in carcere. Non si può naturalmente stabilire una graduatoria di gravità, perché ciascuna forma di sentimento è espressione, anche materialmente, di diversi bisogni e necessità.

Una cosa in comune, però esiste.

Esiste il disagio nei confronti dei vicini di casa, degli amici, dei compagni di scuola, dei colleghi di lavoro ai quali, molto spesso, ci si sente in obbligo di dare spiegazioni, di cercare giustificazioni di fronte a condanne senza repliche.

Questa condizione dipende, generalmente, da due varianti: la prima si riferisce a persone di cui si è circondati, poco disponibili ,che chiudono le porte ad ogni dialogo, ritenendo i famigliari responsabili, oppure a persone pronte ad offrire aiuto materiale e supporto morale. La seconda variante dipende invece dal luogo in cui si abita, per esempio una piccola comunità di quartiere o paese dove tutti si conoscono, oppure una grande città,dove anche l’inquilino dirimpettaio ignora chi vive accanto.

Il punto cruciale della questione,comunque, è che una persona che commette un reato ne risponde in prima persona,ma la sua condotta influisce e si rovescia sulle spalle della famiglia, la quale deve sostenere un doppio sforzo: auto confortarsi e,nello stesso tempo, dare solidarietà e appoggio al familiare detenuto. Lo sappiamo tutti che avere un sostegno in carcere è una fortuna. Ma a quale prezzo?

Ci sono famiglie alle quali, innocenti o inconsapevoli, sono tolti beni per sequestro o per giusto risarcimento, vittime di una loro parte spregiudicata. Ci sono famiglie cui, la consapevolezza di una vita sul confine tra lecito o illecito, ha roso l’anima, vittime di una morte annunciata. Ci sono famiglie il cui nome ha perso importanza, perché ormai catalogato con un numero, quello di matricola. Ci sono famiglie che fanno salti mortali per rispondere alle nostre richieste e si crucciano se non riescono a soddisfarle. Pensiamo a quel padre che rappresentava l’unica risorsa materiale della famiglia che in seguito alla detenzione è venuta meno. Pensiamo a quel figlio che rappresentava una speranza per i genitori, forse l’ultima, sognata dopo anni di sacrificio,ma bruscamente riportata alla realtà. Pensiamo a quei genitori, magari anziani, che fanno viaggi di chilometri per raggiungere un carcere lontano,soltanto per un bacio, due parole e un abbraccio. Pensiamo a quei bambini obbligati a vivere in carcere con le loro madri:nessun bambino vi dovrebbe rimanere. Pensiamo a quei figli che crescono senza una figura paterna o materna e che, nonostante i continui contatti, ne sentono la mancanza. Ma sarà tutta colpa della società? No,non sempre. La terza vittima paga per noi e,nonostante tutto, è la nostra colonna portante, la nostra ìcoperta di Linusî, la nostra voglia di ricominciare, tutto il nostro mondo e per lei, che continua ad amarci, la vita.

STEFANO FAGIOLI SULL’ENTERPRISE

Ecco materializzato Stefano sull’Enterprise, oggi lunedì 5 marzo.
Come ormai nostra abitudine, vi inviamo subito alcune immagini della giornata, rimandandovi più avanti alle nostre impressioni più approfondite dell’incontro.
Ecco quindi un grande grazie a Stefano e una delle sue ricette proposte oggi nella nostra cucina.
ciao a presto l’equipaggio.

Risotto con salsiccia e radicchio trevisano

Ingredienti per 4 persone:

Riso qualità carnaroli 320 g
250 g di salsiccia
2 cespi di radicchio trevisano
Un litro circa di brodo di carne
Un cucchiaio abbondante di cipolla tritata
Vino rosso mezzo bicchiere
80 g di burro
50 g di parmigiano
sale q b

In una casseruola rosolate dolcemente la cipolla tritata in 40 g di burro .In un’altra casseruola tostate per bene il riso in un filo d’olio extravergine quindi unite il riso alla cipolla insieme alla salsiccia sbriciolata con le mani ; alzate la fiamma e spruzzate con il vino rosso;lasciate evaporare e versate un mestolo di brodo bollente .Quando si sarà asciugato aggiungetene un altro e procedete così fino a quando il riso sarà cotto. A metà cottura unite il radicchio trevisano lavato e tagliato .A cottura ultimata ( 18-20 minuti a seconda del riso) togliete il risotto dal fuoco e mantecatelo con il resto del burro e il parmigiano grattugiato.

JONNY, SALEM ED IO

Ancora tre ritratti, ma da Lunedì 13 cioè domani, faremo sul serio. Iniziano a venirci a trovare i cuochi “liberi”, insomma salgono sulla nostra navicella spaziale per raccontarci ricette e le loro storie. Quindi le  prossime foto  e video saranno sicuramente più gustosi… Abbiamo già ricevuto parecchi commenti, sia qui che sulla pagina facebook, ma continuarte a scrivere che noi un po’ a scoppio ritardato vi risponderemo, si sa la distanza galattica che ci divide necessita di alcuni tempi tecnici di trasmissione per arrivare dentro e fuori :-).

Bene ciao a tutti e a presto, l’equipaggio dell’ Entreprise x-01.

PENSIERI E RICETTE DI GIUSEPPE: LEONARDINI AL CIOCCOLATO

Anche per un recluso esistono momenti di gioia.

E ve ne è uno in particolare, assolutamente sacro, è quello del tanto atteso colloquio, con i familiari, la propria amata, i figli o ancora gli amici a cui si vuol bene, si ama e si prova stima, anche per i tanti sacrifici che fanno al fine di alleviare le sofferenze di chi come noi vive tra quattro mura e un po di sbarre.

Così mi è balenata l’idea di uno spazio dedicato a loro, e quali miglior e unica occasione se non quella del progetto che si sta sviluppando con l’Associazione Sapori Reclusi, grazie a Davide e Stefania, che oltre a essere i nostri insegnanti, sono anche compagni di viaggio in questo percorso di reinserimento.

Solo chi tristemente non è più un uomo libero può dare il giusto e prezioso valore a una simile iniziativa che consente a noi reclusi di poter sconfinare almeno con idee e pensieri al di la di un muro di cinta che ben evidenzia le nostre condizioni.

Ma è giunto il momento di pensare a un po’ di sana positività.

Questa settimana è stata per me oltremodo speciale, perché è giunto a colloquio l’amore di papà, un tesoro che ha quasi 10 anni, a cui al di la delle mille coccole, ho raccontato del progetto di Sapori Reclusi e dell’idea di voler settimanalmente proporre una mia ricetta a chi amo e voglio bene e stimo, ma anche a chi sta iniziando a conoscerci e ci legge e speriamo abbia voglia di risponderci.

Quindi la ricetta di questa settimana è dedicata a mio figlio e qual miglior connubio se non con qualcosa di dolce, buono e bello da far venir voglia di essere mangiato?

Ho pensato a dei biscotti facili da preparare e gustosi da assaporare.

Buon appetito da Giuseppe

LEONARDINI AL CIOCCOLATO

ingredienti:

75gr di burro a temperatura ambiente

75gr di zucchero semolato

100gr di farina per dolci

2 cucchiaini di cacao in polvere

120ml di latte

50gr di gocce di cioccolato

Preriscaldare il forno a 180 gradi.

Ungete una placca da forno con un po di burro.

Mettete il burro e lo zucchero in una ciotola grande e mescolate con un cucchiaio di legno finchè il composto diverrà soffice e cremoso.

Setacciate nella ciotola la farina e il cacao e amalgamate bene l’impasto, unite il latte e le gocce di cioccolato e mescolate il tutto.

Deporre 8-10 cucchiaiate d’impasto sulla placca da forno unta (probabilmente l’impasto basterà per due infornate).

Cuocete i biscotti per 15-20 minuti. Lasciateli riposare per 2-3 minuti prima di trasferirli su una griglia e farli raffreddare completamente.

PRESENTAZIONE DELL’EQUIPAGGIO RECLUSO.

Bene, ecco qua le nostre facce dal vivo. Magari siamo un po’ inesperti e non abituati a comunicare in questo modo, ma ci proviamo. La prossima settimana ci vedrete cucinare ricette con l’aiuto di cuochi bravi e famosi, ve le racconteremo scrivendo, fotografando e cucinando. Questo nostro canale di comunicazione “Sapori Reclusi”, è il filo che esce dalle sbarre per arrivare fuori da voi, con il quale vi parleremo. Ma ci raccomandiamo: “fatevi sentire anche voi”, usate questo filo per farci arrivare le vostre impressioni, i vostri pensieri, noi siamo qui…e chi si muove :-).

RISOTTO CON ZUCCHINI, PER I MIEI FIGLI.

Questo espediente mi è venuto in mente per far mangiare le verdure ai miei figli, specialmente lo zucchino. Un giorno che arrivai a casa prima del solito del mio orario di lavoro, mi misi ai fornelli e inventai una ricetta con questi ingredienti.

Ingredienti x 4 persone

Per il riso:

500 grammi di riso

5 zucchine

2 spicchi d’aglio

1 noce di burro

3 foglioline di menta

4 foglie di basilico

parmigiano

Per il brodo:

dado, carota, sedano, cipolla, patata.

Prendete gli zucchini, lavateli e privateli delle due estremità. Prendete una grattugia per le verdure e tritatele a formare delle listarelle. Sbucciate i due spicchi d’aglio e schiacciateli. A parte fate bollire una pentola con dentro acqua, dado, carota, sedano, cipolla, patata.

Prendete una casseruola, mettete un filo d’olio extra e i due spicchi d’aglio. Subito dopo gli zucchini tritati e chiudete con il coperchio aggiungendo un pò di sale in modo che lo zucchino tiri fuori l’acqua, dopo che questa si è quasi asciugata mettete il riso che farete rosolare insieme agli zucchini. Quando il tutto è ben amalgamato iniziate a versare il brodo che deve sempre essere caldo, quando saranno trascorsi una quindicina di minuti e il riso è cotto, aggiungete le foglioline di menta e quelle di basilico, che farete amalgamare insieme ad una noce di burro e alcune manciate di parmigiano. Fare riposare alcuni minuti e servitelo.

PENSIERI E RICETTE DI CARMELO LAROSA

Questa ricetta è dedicata ad una persona per me speciale, da quando ci conosciamo abbiamo condiviso tanti momenti felici con le nostre famiglie in posti splendidi, che ci hanno lasciato nel cuore ricordi indimenticabili.

SUGO ALLE  TRE P: POMODORO PESTO PANNA

Ingredienti x 4 persone

1 spicchio d’aglio

2 foglie di basilico

2 confezioni di polpa di pomodoro

1 confezione di panna da cucina

1 cucchiaio di pesto

Sbucciare lo spicchio d’aglio, schiacciatelo e aggiungetelo con un filo d’olio extra dentro una padella, aggiungete il pomodoro e le due foglie di basilico, fate cuocere per venti minuti, quando si sarà ritirato aggiungete la panna da cucina e continuate nella cottura per pochi minuti. Alla fine, quando è ora di spegnere, aggiungete un cucchiaio scarso di pesto, amalgamate il tutto e condite la pasta, preferibilmente Penne…per non far dispetto al nome della ricetta. Una bella spolverata di parmigiano e buon appetito.


SAID HAMID

Dicono che quando tu aiuti qualcuno, poi arriverà qualcun altro che ti aiuterà e ti renderà felice.