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MILLE DIFFERENZE STESSA DIGNITA’ di Giuseppe Gremo e Carmelo LaRosa

Affermare che tutti gli uomini hanno pari dignità, nonostante le singole differenze, a prima vista sembra un’ovvietà, ma chi vive una condizione di minoranza, come il detenuto o lo straniero, spesso è costretto a sperimentare sulla propria pelle quanto questo principio sacrosanto non sempre venga rispettato nella realtà. Eppure la cultura occidentale riconosce l’uguaglianza degli uomini almeno a partire dalla Rivoluzione Francese, con la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789. Con la caduta dell’ancien régime, infatti, nessun uomo può arrogarsi la pretesa di una superiorità innata di fronte ai suoi simili, a differenza di quanto accadeva con le monarchie assolute.

Il testo della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino in più di due secoli di Storia ha ispirato molte Costituzioni e quello stesso principio di uguaglianza è ancora oggi riconoscibile nella Costituzione della Repubblica Italiana, in vigore dal 1948. La prima parte dell’articolo 3, infatti, recita così: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Ovviamente lo stesso principio di uguaglianza è alla base della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani redatta dalle Nazioni Unite e firmata nel 1948.

Nonostante le importanti conquiste, almeno a livello teorico che si sono avute a partire dalla Rivoluzione Francese, i soprusi dell’uomo sull’uomo non sono mai terminati. La schiavitù, diventata illegale negli Stati Uniti dopo la guerra di Secessione nel XIX secolo, di fatto è rimasta viva e vegeta durante gli anni del Colonialismo e c’è da dubitare che oggi sia definitivamente morta. Infatti lo sfruttamento estremo dei lavoratori nei paesi del Terzo Mondo è una realtà dura a morire per chiari motivi economici e non è poi così distante dallo schiavismo. D’altra parte anche nelle strade della nostra civile Italia la schiavitù continua a perpetrarsi ogni giorno: si pensi a tutte le donne, spesso minorenni, che dall’Africa o dall’Est vengono portate con l’inganno nel nostro paese e costrette a prostituirsi con i metodi più brutali. Questa nuova schiavitù non dovrebbe essere tollerata in un’Europa che si professa democratica e rispettosa dei diritti umani.

Che negli ultimi secoli l’umanità abbia fatto passi in avanti sul terreno del rispetto della dignità degli uomini è innegabile, tuttavia è sotto gli occhi di tutti l’intolleranza nei confronti dei diversi. Il razzismo è una piaga che ha flagellato l’Europa nel Novecento producendo l’orrore dell’olocausto, eppure sembra che siamo incapaci di imparare dalla storia: giudicare le persone esclusivamente sulla base dell’appartenenza etnica o religiosa senza cercare neanche di conoscerle è un atteggiamento infantile e pericoloso, che rischia di trasformarsi da un momento all’altro in furia violenta. Non bisogna fare finta che le differenze non esistano, ma bisogna conoscerle, rispettarle e viverle il più possibile come una ricchezza. Quando la diversità dei comportamenti crea situazioni di conflittualità che non si possono risolvere con il dialogo, dobbiamo avere chiaro che la violenza è sempre la strada sbagliata da percorrere. Per consentire la convivenza civile tra persone molto diverse e per evitare il ricorso alla violenza l’umanità si è data un importante strumento: le leggi.

Eppure bisogna ammettere che nella storia anche queste spesso sono state utilizzate per opprimere i diversi, basti pensare alle leggi naziste o alle leggi raziali dell’Italia fascista, ma quando invece esse hanno come scopo la convivenza armonica tra le varie componenti di una società, come quelle della nostra Costituzione, devono essere una guida per le nostre condotte. senza il rispetto delle leggi non c’è convivenza civile e quindi non c’è rispetto delle dignità di tutti gli uomini.

Tuttavia osservare le leggi di uno Stato è una condizione necessaria ma non sufficiente per rispettare fino in fondo la dignità di tutti gli uomini al di là delle differenze. Infatti per giungere a ciò ci vuole una particolare disposizione d’animo: bisogna imparare a fare in modo che la paura del diverso non si traduca in un atteggiamento di chiusura e ostilità nei confronti degli altri, ma che venga riconosciuta come un limite che si deve cercare di superare attraverso il dialogo e la conoscenza. Si tratta di un’esperienza che tutti dovremmo fare nella vita quotidiana, perchè tutti siamo potenzialmente consapevoli e vittime di intolleranza. Quando un detenuto finisce di scontare la sua pena e deve rientrare nel mondo, sa che farà fatica a farsi accettare dalla società, che spesso verrà discriminato, tuttavia queste sono difficoltà che si possono superare mostrando con buona volontà di avere imparato dai propri errori.

 

Giuseppe Gremo e Carmelo LaRosa

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ECCO LE ALTRE RICETTE DI ANNALISA

Gnocchi di patate al Blu di Frabosa

Ingredienti per 4/6 persone

Impasto per gli gnocchi:

1 kg. patate per gnocchi ( merit, monalisa, quarantina )

300 gr. farina 00

Per la salsa al Blu

200 gr. formaggio Blu di Frabosa

Panna per amalgamare quanto basta.

Lessare le patate e sbucciarle ancora calde

Passarle poi nello schiacciapatate, quindi aggiungere la farina, ½ cucchiaio di sale ed amalgamare il tutto fino ad ottenere un morbido impasto.

Formare poi dei rotoli del diametro di circa 2 cm, quindi tagliare a pezzetti e sfarinare per evitare che, una volta distesi su una teglia, si possano appiccicare.

Per la cottura vanno messi in acqua bollente salata q.b.

Vanno scolati man mano che affiorano dall’acqua, la cottura è velocissima.

Saltare poi in padella con la salsa di formaggio che preventivamente è stata amalgamato con la panna a fiamma lenta, direttamente nella padella

 

 Crostata alle mele e marmellata di albicocche profumata alla cannella

Ingredienti per 4/6 persone:

 

500 gr farina per dolci

250 gr. burro

140 gr. zucchero a velo

5 mele tipo Granny Smith o Renetta Canada

200 gr  marmellata albicocche

1 cucchiaio miele

3 tuorli d’uovo

1 uovo intero

scorza di limone

cannella

Lavate le mele, tagliatele a pezzetti, cuocetele con la marmellata fino ad ottenere un composto abbastanza omogeneo, quindi fate raffreddare.

Foderate la tortiera con la pasta frolla ottenuta impastando la farina di farro con le uova, lo zucchero a velo, il burro morbido e la scorza grattugiata di limone.

Disponete il composto di mele e marmellata, coprite la torta con bastoncini di frolla ad incrocio, lucidate spennellando un uovo sbattuto, una spolveratine di cannella e cuocete in forno a 190° per 30 minuti.

 

Bugie di Carnevale

Ingredienti per 4/6 persone:

1 kg farina 00 per dolci

4 uova

100 gr. zucchero semolato

100 gr. burro

1 bustina lievito per dolci

un’arancia spremuta

olio di arachide per friggere

25 gr zucchero a velo per spolverizzare

Disponete la farina su una spianatoia e incorporatevi 2 uova intere e due tuorli, lo zucchero semolato, il burro morbido e il lievito. Impastare con cura ed energia.

Dalla pasta  liscia e soda tirate una sfoglia di un paio di millimetri di spessore e tagliatela a triangoli irregolari e a losanghe di 5/6 centimetri di lunghezza.

Portate ad ebollizione l’olio in una casseruola dai bordi alti ed immergete poche bugie per volta; quando gonfiano voltatele per farle cuocere da entrambe le parti ed estraetele con una schiumarola appena hanno raggiunto la doratura.

Disponetele su carta assorbente e spolverizzatele con zucchero a velo.

 

 

 

 

ECCO LA RICETTA “QUI CI VUOLE FEGATO E CUORE”

L’equipaggio ringrazia ufficialmente Annalisa e Davide per la visita a bordo e per le ricette raccontate. Qui sotto la vera ricetta del fegato e cuori che noi abbiamo cercato di raccontare, fidatevi di quello che c’è scritto…quasta è veramente buona e giusta!!! ciao Annalisa e Davide a presto, l’equipaggio dell’ enterprise.

ps presto vi scriveremo le altre ricette spiegate da loro!!!

Il fegato e il cuore di bovino del Presidio Slow Food “La Granda” saltato in padella con cipolle rosse e salsa trifolata di acciughe

ricetta:

QUI CI VUOLE FEGATO E CUORE

 

Ingredienti per 4/6 persone:

800 gr. di cuore di bovino

800 gr. di cipolle rosse

Prezzemolo

3 filetti di acciuga

Farina 00

Burro

Vino bianco secco (Arneis, chardonnay)

Pepe

Sale

Aglio

Olio extravergine

Sgrassare il cuore poi tagliarlo a fettine.

Infarinare le fettine e saltarle in padella con un po’ di burro ed olio sfumando con il vino bianco.

Cuocere per 10 minuti.

Un minuto prima di spegnere il fuoco, aggiungere in padella l’aglio spezzettato, il prezzemolo e le acciughe a pezzetti.

Nel frattempo affettare le cipolle e farle cuocere lentamente in padella con una noce di burro e un po’ d’olio.

Tagliare a fettine il fegato ed  infarinare, farlo rosolare da entrambe le parti, poi sfumare con vino bianco e cuocere per 10 minuti aggiungendo sale, pepe  e un po’ di prezzemolo.

Si possono servire insieme perché questa ricetta è stata intitolata “Qui ci vuole fegato e cuore”.

Abbiamo pensato di preparare questi due piatti perché tante persone non conoscono le proprietà di questi tagli “minori”:

1 etto di fegato contiene 20 grammi di proteine e 5 grammi di zucchero, quasi la stessa quantità di 1 etto di carne di vitello. La percentuale di grasso è molto bassa ed è molto digeribile.

Anche il cuore è povero di grassi e molto digeribile, ricco di ferro , le vitamine B1, B2, e soprattutto la vitamina C che è assente nella carne.

VIDEORICETTA EHHHH ???

Ciao a tutti da parte dell’equipaggio dell’ Enterprice. Siamo molto felici perché lunedì sono arrivati i vostri commenti e le vostre ricette, sia qui che sulla navicella  facebook. Risponderemo a tutti intanto qui ne abbiamo di tempo per farlo 🙂 . Annalisa e Davide della Trattoria Roma di Castelletto Stura hanno fatto un pezzo di viaggio con noi per insegnarci alcune ricette e raccontarci del loro lavoro di ristoratori. Scriveremo meglio la prossima settimana di questo incontro, di ciò che abbiamo imparato e capito e mangiato. Per ora un piccolo anticipo con alcune fotografie e la videoricetta di questo incontro  sull’ Entreprise da una galassia ancora sconosciuta.

LA VIDEORICETTA

Ahhhhhhhh… lo immaginavamo che come attori saremo stati un disastro, ma mai come vedrete in questa videoricetta. A dir la verità sarà bravo chi di voi capirà qualcosa, perché noi non sappiamo bene cosa è successoo!!! Però ci pare troppo bello questo piccolo video che lo abbiamo lasciato così come è venuto, senza correzione, ripetizione dopo ripetizione dopo ripetizione dopo ripetizione dopo ripetizione… errore dopo errore… 🙂 e buon appetito dal nostro equipaggio…

PS per chi non lo avesse capito questa ricetta s’intitola “Qui ci vuole fegato e cuore”

SAN VALENTINO TRA LE SBARRE

LA RICETTA DEL CUORE

La maggior parte dei pensieri di un detenuto durante il suo periodo di detenzione sono rivolti alla famiglia ma in particolar modo alla propria amata.

Il tempo è certamente il nemico più grande per un detenuto perché rende molto difficile continuare mantenere gli affetti familiari ma soprattutto sentimentali.

La donna per lungo tempo si ritrova senza il compagno accanto, si sente spesso indifesa, impaurita, a volte delusa e arrabbiata, senza sicurezza ne per il suo futuro ne per quello dei propri figli. Accade che questa vulnerabilità in alcuni casi la spinga alla ricerca di una figura maschile che le offra protezione e affetto.

Tante però sono le donne che rimangono accanto ai loro compagni per tutta la durata della carcerazione.

Purtroppo le famiglie dei reclusi non hanno la possibilità di affrontare il distacco, i problemi pratici e relazionali sostenuti di figure professionali e di cura.

La difficoltà è mantenere nel tempo i legami di affetto e la speranza che in un futuro con l’appoggio di assistenti sociali, operatori penitenziari e volontari, si possa colmare questo vuoto che causa sofferenze e traumi e che si possa aiutare a conservare i legami preesistenti la detenzione.

A questo problema bisognerebbe dare più spazio perché la mancanza della libertà è già una pena dolorosa, ma se a questa si aggiungono sofferenze legate agli affetti lontani tutto diventa più drammatico.

Nell’esternare questo pensiero, io e il mio amico carmelo, cogliamo l’occasione per dare il nostro augurio alle nostre amate mogli che con tanti sacrifici e sentimento dimostrano di essere due donne uniche e speciali, ma l’augurio va anche a tutte le donne che seguono con sacrificio i compagni detenuti. In occasione della festività di S. Valentino il nostro pensiero è andato alla creazione di una torta che abbiamo deciso di chiamare “Cuor d’Amore”.

Giuseppe Gremo e Carmelo LaRosa

TORTA CUOR D’AMORE

ingredienti per 6-8 persone

Per la pasta:

150 gr di cioccolato fondente

150 gr di burro

150 gr di zucchero

5 uova

150 gr di farina

1 bustina di lievito per dolci

latte (facoltativo)

Per la farcia:

80gr di confettura di albicocche

crema pasticcera

1/2 litro di latte

4 tuorli d’uovo

200gr di zucchero

50gr di farina

la scorza di mezzo limone

burro

sale Q.B.

Per la guarnizione:

300ml di panna fresca

zucchero

300 gr di mandorle a scaglie

Preparazione:

Sciogliere a bagnomaria il cioccolato a pezzi, aggiungete se serve un po di latte. Lavorare il burro ammorbidito e a pezzi con metà dello zucchero, fino a ottenere una crema alla quale aggiungete, uno alla volta, i tuorli e il cioccolato sciolto. Montate a neve gli albumi, mescolate allo zucchero rimasto e uniteli alla crema. Setacciate sul composto la farina e lo lievito mescolandolo. Versate l’impasto in una tortiera imburrata e infarinata e cuocete per circa un’ ora nel forno già caldo a 180 gradi. Sfornate e lasciate raffreddare. Tagliate il dolce in 3 strati orizzontalmente, ponete un primo disco su un piatto da portata e spalmatevi sopra metà dose di confettura di albicocche e metà di crema pasticcera, ricoprite con il secondo disco, distribuite sopra la confettura e la crema pasticcera rimaste e coprite con l’ultimo disco. Montate la panna e distribuitene uno strato lungo il bordo della torta, aiutandovi con una spatola. Premetevi sopra le mandorle e decorate con ciuffetti di panna alla base e lungo il bordo superiore della torta. Completare spolverizzando con zucchero a velo.

PROGRAMMA DELLA RASSEGNA LA CITTA NELLA CITTA

Dato che a novembre abbiamo tante cose da fare…meglio chiarirsi le idee, no? Ecco qui il programma!

Venerdì 4 novembre:

Ore 18.00 Presentazione de Le Prigioni Malate, ottavo rapporto sulle condizioni di detenzione di Antigone presso la sala convegni di Palazzo Righini. Intervengono Claudio Sarzotti, Cesare Burdese, Gianluca Vitale e Bruno Mellano. Inaugurazione della mostra di Davide Dutto Dal Gambero Nero a Sapori Reclusi e di Ferro e Fuoco Jail Design. Segue aperitivo.

Ore 20.30 Cena di beneficenza presso le Antiche Volte con intervento di associazioni, cooperative, detenuti, autorita e prodotti del carcere. Flavio Ghigo e Ugo Alciati propongono un menu a 5 portate.

 

Martedì 8 novembre:

Ore 13.30: Presentazione del film Il Profeta (J. Audiard, 2009) all’interno della casa di reclusione Santa Caterina. Segue dibattito con i detenuti e rinfresco con prodotti provenienti dalle carceri. Per accedere alla struttura e’ NECESSARIO inviarci AL PIU PRESTO i vostri dati (nome, cognome, luogo e data di nascita, numero della carta di identità).

Ore 20.00: Presentazione del film Il Profeta (J. Audiard, 2009) presso il cinema I Portici. Segue dibattito con alcuni detenuti e rinfresco con prodotti provenienti dalle carceri piemontesi. € 4,50 intero, € 3,00 ridotto.

 

Venerdì 18 novembre:

Workshop di circo con il Collettivo Paniko dentro la casa di reclusione Santa Caterina.

Ore 13.30 Spettacolo per/con detenuti e curiosi all’interno del carcere (necessario prenotare).

Dalle ore 19.00 Circo Paniko+Matteo Castellano+Moncada al Q’S Cafè con la collaborazione di alcuni detenuti.

 

Giovedì 24 novembre:

Ore 13.30 L’azienda romagnola Fresco Piada insegnerà ai detenuti a fare la piadina. Durante il corso i detenuti si cimenteranno nell’elaborazione di un menu di piadine da riproporre la sera ai cittadini di Fossano

Ore 19.00 Cena conclusiva a bouffet a base di piadine presso il ristorante Il Girasole con partecipazione di alcuni detenuti, i dipendenti della struttura, curiosi ed autorità. Offerta libera.

Per informazioni 0172 635217 o associazione@saporireclusi.org

Non di solo pane vive l’uomo

E da un estremo all’altro noi ci mettiamo dentro tutto. Perché l’uomo (e la donna) vivono di ideali,  sogni, gesti, sensazioni, ricordi…ma anche pastasciutta, melanzane fritte e bistecche. Banale? Si, estremamente. Ma e’ proprio nella banalità e nelle contraddizioni di tutti i giorni che ci assomigliamo di più l’uno all’altro. Quel desiderio di compiere qualcosa di grandioso che si scontra con le piccole verità ineluttabili. Dal bisogno comune di cibarsi, al contesto sociale che condiziona le nostre azioni, ai nostri vizi.

Allora vi prendiamo per la gola, puntando dritti al cuore di un vizietto facile. Mentre saremo tutti piacevolmente colpevoli di godere del mantecato di baccalà; del cardo gobbo di Nizza con fonduta di Roccaverano; degli agnolotti di zucca, amaretti e parmigiano; della sottopaletta di vitella al barolo chinato…sarà piu facile di vedere le sfumature che stanno tra il bene e il male, tra il giusto e lo sbagliato.

Gustando poi gli ottimi prodotti che escono dalle carceri italiane (i biscotti della Banda Biscotti, il pecorino di Mamonello) svilupperemo l’appassionante dibattito sul valore del lavoro come mezzo di ricostruzione di vite, come porta di ingresso per tornare a essere persone all’interno della società.

Prima dell’abbuffata Antigone presenta “Le Prigioni Malate” ottavo rapporto sulla condizione di detenzione. Presentano il volume Claudio Sarzotti (Università di Torino), Cesare Burdese (Politecnico di Torino, Facolta di Architettura), Gianluca Vitale (avvocato ASGI Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione),Bruno Mellano (Direzione Nazionale Radicali Italiani) e i curatori Daniela Ronco e Giovanni Torrente.

PER PRENOTARE LA CENA SCRIVETECI O CHIAMATE PALAZZO RIGHINI ALLO 0172 666666.

Una mostra non ci basta!

Un anno fa iniziava l’avventura di Sapori Reclusi. In un paesino del cuneese Davide Dutto si ritrovava con fidati alleati, comunicatori e comunicanti, per provare a capire come si poteva raccontare alla gente che il carcere non e’ affatto un affare altrui, un problema dei cattivi, una questione sporca da tenere lontano dagli occhi e quindi dal cuore. Il carcere e’ un luogo in cui si paga per gli errori commessi, ma anche dove si dovrebbe avere la possibilità di capire, di imparare e magari anche di cambiare.

Certo per dire tutto questo ci sono molti modi, noi solitamente tralasciamo le parole, aborriamo la retorica e lasciamo a chi ha più competenza di noi l’impiego di dati, schede e diagrammi. E soprattutto cerchiamo di fare in modo che siano i detenuti a raccontarsi, perché tutti i filtri contengono necessariamente delle interpretazioni.

E tra il 21 e il 23 di ottobre, in particolare, abbiamo organizzato una serie di incontri in occasione delle inaugurazioni di tre mostre del fotografo Davide Dutto e del nostro primo compleanno. Seguono dettagli, qui e qui:

Out of glass” di Davide Dutto sarà esposta presso la casa circondariale di Alba, in Via del Vivaro n.14, località Toppino, il 21 e il 23 ottobre. Inaugurazione venerdì 21 ottobre, ore 10.30 con aperitivo degustazione del vino Valelapena, prodotto all’interno del carcere. Su prenotazione la mostra e’ visitabile anche domenica 23 ottobre, alle ore 16.00.

“Il Cibo dei Pescatori” di Davide Dutto sarà esposto presso il ristorante “Guido“, in via Fossano 19 a Pollenzo, dal 21 ottobre al 20 novembre. Inaugurazione venerdì 21 ottobre, ore 18.30 con aperitivo.

Sapori Reclusi” di Davide Dutto sarà esposta presso la cantina Scavino, via Alba-Barolo 59, Castiglione Falletto, dal 23 ottobre al 20 novembre. Inaugurazione domenica 23 ottobre, ore 18.00 con aperitivo.

Per maggiori informazioni contattare associazione@saporireclusi.org o chiamare 0172 635217 http://www.saporireclusi.org